KING KONK È VIVO !   IL SISTEMA NON HA VINTO !

collaborazione di Harm

harmwulf2003@libero.it

Konk è senza alcun dubbio uno dei migliori caricaturisti di tutti i tempi, un vignettista senza pari dall’umorismo devastante (giudicate voi stessi…). Proprio poco tempo fa, Patrick Besson gli rendeva un caloroso omaggio nella sua rubrica “bloc-notes” su “Le Point”. Passato dall’estrema sinistra all’estrema destra, quale misterioso segreto ha dunque scoperto King Konk per fare questo lungo viaggio? “R&A” ha indagato

R&A: Konk, Lei è nato a Rennes nel 1944. Che cosa è accaduto dopo…?

Konk: Io sono un figlio dell’assistenza pubblica. Sono stato abbandonato alla nascita e sono rimasto presso l’assistenza pubblica fino all’età di 10 anni. Poi sono stato adottato da dei genitori straordinari. A scuola ero piuttosto somaro eccetto che in disegno e in francese. Sono arrivato fino alla maturità che non ho nemmeno conseguito perché il giorno degli esami sono andato al salone dell’aeronautica! Non avevo un mestiere e siccome sapevo disegnare… Mi è sempre piaciuto disegnare sin dall’infanzia. Al termine del servizio militare, nel 1964 (non ho fatto la guerra d’Algeria), ho fatto 36 piccoli lavori diversi (commerciante di formaggi, di aspirapolvere, …). Mi sono ritrovato poi alle edizioni Presses de la Cité dove dapprima ho impacchettato i libri poi ho lavorato nel laboratorio in cui si facevano  bozzetti. È stato in quel momento che ho cominciato a disegnare come lavoro. Ho fatto delle copertine di libri. Poi ho lavorato presso un altro editore, Emmanuel Bourgois. Ho inviato allora i miei primi disegni a “L’Express”, a Tim. È stato Tim a ricevermi. Poveretto, oggi deve rivoltarsi nella tomba… È stato lui a lanciarmi. Mi ha dato una mano eccezionale mandandomi a “Le Monde”. Jacques Fauvet (che aveva appena preso il posto di Beauve-Méry) cercava un vignettista. Fino a quel momento io avevo pubblicato poco, a parte una serie sulla conquista dello spazio, mio primo lavoro. Era un favoloso colpo di fortuna ritrovarmi a “Le Monde” per esordire! Non avevano vignettisti, dal momento che Folon aveva fatto solo qualche vignetta… Anche Tim ma lui aveva un buon posto a “L’Express” e voleva rimanerci. Io sono rimasto a “Le Monde” 4-5 anni. Era un po’ una bella favola, guadagnavo bene. E poi dato che all’epoca ero di sinistra, ho voluto mettere insieme una cooperativa operaia… Costituisco un’impresa di pitture edili. Facevo soprattutto uffici nella città di Parigi. Il problema era che avevo una visione un po’ semplicistica delle cose. Io ero sempre molto meno caro dei concorrenti dunque alla fine avevo lavoro e 17 dipendenti! Tutto ciò andava bene finché non pagavo tasse e poi quando mi sono messo a fare un po’ di conti, ho fatto fatica a pagare le tasse e ci ho messo 2 anni a pagare l’URSSAF (rete di enti parastatali francese che percepisce i contributi previdenziali destinati a finanziare la previdenza sociale generale – NdT) dopo i miei due anni di avventura industriale!

R&A: È un po’ il LIP (nella nota fabbrica di orologi di Besançon, dove nel 1973 fu messo in atto per alcuni mesi un tentativo di autogestione – NdT)  di Konk!

Konk: Sì (ride)! Nel 1975 sono quindi ritornato a bussare alla porta de “Le Monde” e mi hanno ripreso subito. Ci sono rimasto fino all’arrivo della sinistra nel 1981.

R&A: Lei ha votato Mitterrand nel 1981?

Konk: Certamente! Dal 1975 al 1981, tutte le mie vignette erano a favore della sinistra. Pestavo su Giscard più che potevo. Per farla breve, io faccio parte di coloro che hanno preparato (modestamente) la vittoria della sinistra.

R&A: Oggi, Lei rinnega quelle vignette?

 Konk: Non particolarmente. Sono un criticone professionista. Una volta che la sinistra è arrivata al potere, ho continuato a criticare liberamente la sinistra così come criticavo la destra. Fauvet e gli amici al giornale mi dicevano che bisognava dar loro tempo. Stava diventando un po’ pesante per me. Dunque, me ne sono andato.

R&A: Non è ancora l’episodio revisionista…

Konk: No, ma è in quel periodo che si è incominciato a parlarne. Non era un tabù all’epoca. C’era un vero e proprio dibattito. Non era stato ancora messo sotto chiave. Era stato addirittura un amico ebreo che me ne aveva parlato e che mi aveva fornito i primi libri di Faurisson. Io ero già molto antisionista e facevo delle vignette filo-palestinesi che mi erano valse un graffiti “Konk=SS” sulla porta de “Le Monde”. Poi ho lavorato presso “Le Matin” fino alla sua chiusura.

R&A: E Lei era più libero a “Le Matin” che era quasi il quotidiano del PS all’epoca!

Konk: Si, perché non facevo vignette politiche. Ho fatto un fumetto sulla Preistoria, abbastanza sciocco, se ci ripenso… Dopo “Le Matin”, ho passato dei periodi di disoccupazione. Poi mi sono ritrovato a “L’Evènement du Jeudi” che prendeva avvio con Jean-François Kahn. Avevo tutta una pagina di vignette politiche e di attualità.

R&A: Perché se n’è andato visto che “L’Evènement du Jeudi” non ha chiuso i battenti

Konk: C’è stato il processo Barbie. Io ho fatto una vignetta con un nazista dietro a dei reticolati e una croce uncinata cucita sul suo pigiama. Ciò ha creato delle storie. Kahn me l’aveva comunque lasciata passare. Ma i suoi più stretti collaboratori mi hanno cacciato via (soprattutto Held). Fu un po’ una vita da galera per qualche tempo. Per di più, avevo fatto un album da Albin Michel (Aux Voleurs) dove, proprio alla fine, avevo disegnato due pagine sul revisionismo. Da Albin Michel non avevano fiatato e tutto a un tratto qualcuno ha scoperto che c’erano quelle due pagine. Ho potuto difendermi su una pagina di “Libération”, cosa che oggi non succederebbe proprio più. Sono poi stato a “Valeurs Actuelles” e poi a “Le Figaro”. Era Franz-Olivier Giesbert che voleva che lavorassi con lui. Ero lì per prendere in seguito il posto di Faizant (che era già anziano), un po’ il pupillo… Ho lavorato lì per due anni e poi al momento dell’affare Rushdie, non potendo tacere, ho lanciato un comunicato dicendo che non si faceva tanto chiasso per la libertà di parola e di espressione degli storici revisionisti. Un’ora dopo aver spedito questo, Giesbert mi telefonava per dirmi che aveva bloccato la cosa. È abbastanza straordinario del resto: il padrone de “Le Figaro” può fare qualche telefonata alle agenzie di stampa e insabbiare l’affare. Giesbert mi ha vietato di pubblicare sul giornale per tre settimane…

R&A: In castigo, in un angolo come all’asilo infantile!

Konk: Sì, proprio così! Ho ripreso le mie vignette. E sei mesi dopo, avevo appena letto il Rapporto Leuchter e ho inviato una lunga lettera a Giesbert per dirgli che era assolutamente necessario che ne parlasse. E lì è finita per sempre! Giesbert mi ha ricevuto nel suo ufficio e mi guardava come un adepto di una setta, come il tipo che è stato appena avvelenato in Les cigares du Pharaon (album di fumetti con al centro il personaggio di Tintin – NdT)!

R&A: Il veleno del rajah aveva colpito ancora!

Konk: (ride) Sì ed è vero che Giesbert aveva comunque cercato di tirarmi fuori dai guai. A quel punto deve aver pensato che ero irrecuperabile. Io perdevo ovviamente molto. Mai ero stato pagato così bene (probabilmente quattro volte quello che guadagno oggi). Vivevo veramente bene. E allora sono arrivato a “Minute” e “National Hebdo”.

R&A: Le persone a Lei vicine, i Suoi figli gliel’hanno rimproverato?

Konk: I miei figli lo trovano coraggioso. Mi capiscono.

R&A: Ha dei rimpianti? Oppure oggi lo rifarebbe?

Konk: Non posso fare a meno di dire quello che penso.

R&A:  Essere libero…

Konk: Sì, sono meno retribuito ma più libero di un Plantu, per esempio, che sottopone ad approvazione tutti i suoi disegni, che lavora su vignette imposte, che si auto-censura…

R&A: Il fumetto La attira?

Konk: Ne ho fatto uno o due. In Histoire d’amour, mi raccontavo un po’. Era apparso un’estate su “Le Monde” poi l’aveva pubblicato Albin Michel. L’eterno tema dei rapporti uomini-donne m’interessa molto. Altrimenti nel fumetto, mi piaceva molto Reiser, già il suo disegno. E poi penso che forse sarebbe passato dalla nostra parte. Non seguo l’attualità del fumetto. Sono rimasto a Tintin, Asterix, Franquin.

R&A: Quali sono gli altri Suoi passatempi preferiti a parte il disegno?

Konk: In realtà, la mia passione è la tecnica! In questo momento, sto cercando di fare un’auto volante. Ho fatto tre automobili…

R&A: È la sindrome di Leonardo da Vinci!

Konk: (ride) No, perché non riesco a far volare la mia autovettura. Ma la tecnica mi ha sempre appassionato. Tutto il mio denaro è andato a finire lì. Per fare i miei prototipi. Ho trasformato una R5 in una specie di bomba. Poi ho fatto una piccolissima automobile che viaggiava comunque a 160 km/h.

R&A: Solo per divertirsi?

Konk: No, no, la mia ambizione è sempre stata quella di diventare un industriale.

R&A: È vero che si ha l’impressione che il disegno sia qualcosa che Lei fa perché non ha nient’altro da fare…

Konk: Ah sì, ciò mi fa andare su di giri. Se mi qualcuno mi compra un brevetto [industriale] importante, smetto subito. Ma, forse che, dopo tre mesi senza disegnare, il disegno mi mancherà! Dire quello che penso è importante per me. Questo lavoro fatto liberamente è comunque straordinario. Che privilegio!

R&A: E Lei come lavora? Segue attentamente telegiornali e giornali radio?

Konk: Sì, ma l’essenziale è rimanere nel mondo reale. È molto importante conservare il punto di vista del tipo medio che rientra dal lavoro e che ascolta le notizie alla televisione e reagisce in proposito. Se no, la spontaneità è repressa.

R&A: Suppongo che lei decripti le attualità per la loro parzialità…

Konk: (ride) Passo il tempo a soffrire davanti alla radio o alla televisione. Il mio sogno è di fare un libro dove reagirei avvenimento per avvenimento nell’arco di una sola giornata! Ascolto il notiziario delle 13h alla radio e delle 20h alla televisione.

R&A: Gli umoristi del passato o attuali hanno un’influenza su di Lei?

Konk: Un’influenza non so ma amavo molto Coluche. Non era poco. Come Reiser, io sono sicuro che quel tipo lì avrebbe finito per unirsi a noi o dire qualcosa. C’erano molte cose viste bene. Idem per Le Luron che aveva una bella faccia tosta: far cantare “L’important c’est la rose” a una sezione del PS o la sua canzone di Brel (“Ces gens-là”) su Fabius. Oggi si ritroverebbe in galera! Non amo molto le trivialità, le volgarità scatologiche delle “Grosses Têtes” (trasmissione della stazione radio francese RTL – NdT)  per esempio. Guardi, persino Bedos mi ha fatto ridere all’inizio con la Daumier e la sua naturale cattiveria.

R&A: Politicamente, Lei è cambiato? Lei ha un sentire diverso da quello del ragazzo che era?

Kon: Sì, probabilmente

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R&A: Oggi, che cosa La scandalizza di più?

Konk: Mi veniva voglia di dire che non ammetto che si resti di sinistra quando non ci si crede più. O che uno resti vescovo quando non è più credente. Un individuo di 50 anni sa molto bene che il socialismo è un truffa. Ma io capisco che si abbia voglia di essere socialisti a 20 anni. È normale, è idealismo. Ma alla mia età, quando si sa che non funziona, trovo che sia schifoso dire che può funzionare.

R&A: Ma si può ancora credere nella destra, in Sarkozy o Chirac oggi?

Konk: Ma quelle persone sono socialisti che non sanno di esserlo! D’altronde, che cosa ha fatto Sarkozy a parte far politica. Tutti quei tipi lì sono dei professionisti della politica. Non hanno mai fatto altro. Sono completamente avulsi dal reale!

R&A: Allora perché i Francesi continuano a votare per loro?

Konk: Grazie alla televisione, ai notiziari ecc…!

R&A: Quando si vede tutto ciò che succede con l’immigrazione, l’insicurezza, la disoccupazione, il denaro pubblico mal gestito…  Lei capisce che i Francesi non si ribellino di più?

Konk: È un po’ incomprensibile per me. Io mi stupisco che non ci si ribelli di più.

R&A: I problemi dell’immigrazione, Lei che cosa ne pensa?

Konk: Ah, io sono assolutamente contro l’immigrazione. Sono d’accordo con Le Pen. Credo che un paese debba preservare le caratteristiche dei suoi abitanti. È la legge della vita, come nella natura.

R&A:  Come vede Lei il futuro in Francia e in Europa?

Konk: La situazione è male avviata ma spero che non tutto sia perduto. Sono abbastanza pessimista a meno che Le Pen arrivi al potere.

R&A: Il FN, Le Pen, Lei ci crede?

Konk: Sì, comunque. Per quanto, a volte, io non sappia più veramente. Un vignettista è un po’ come un avvocato, al servizio del cliente. Ciò detto, io voto le Pen. Mi sembra di sentirmi ancora suonare il claxon al Bois de Vincennes nel 1981 per la vittoria di Mitterrand. E nel 2002, ho vissuto una deliziosa serata la sera del primo turno delle presidenziali. Per il FN, io divergo un po’ da loro perché non sono per la sicurezza estrema (io ho un temperamento piuttosto anarchico). Non ammiro l’esercito. Non sono nemmeno favorevole alla pena di morte.

R&A: La questione del revisionismo sembra essere cruciale ai Suoi occhi. Perché?

Konk: Perché è la chiave di tutti gli avvenimenti da 60 anni a questa parte. Ed è allucinante e sintomatico che non se ne possa nemmeno parlare o dibattere. È il solo argomento in questo caso, non ne vedo un altro che comporti questo interdetto totale. È ancora una volta una confessione.

R&A: Se Lei dovesse conservare solo un libro, un disco e un film?

Konk: È dura, ce ne sono così tanti! La promessa dell’alba di Romain Gary, un disco di Brassens (avrei potuto dire Brel oppure Né en 17 à Leidenstadt di Jean-Jacques Goldman!!!) e In famiglia si spara (film con l’attore Lino Ventura diretto dal regista Georges Lautner – NdT).